L’arte che sfida il tempo

Secondo capitolo. L’arte che sfida il tempo. Non c’era titolo più azzeccato per raccontare l’eterna arte egizia. E’ stata la prima forma d’arte ad avere uno stile, che è stato tramandato di generazione in generazione per millenni, dal maestro all’allievo.

In questo capitolo l’autore dedica la sua attenzione alla storia dell’arte di questa straordinaria civiltà, poichè è stata proprio la loro arte ad essere stata la genitrice di quella greca, e quindi della nostra storia artistica contemporanea.

Infatti, come spiegato da Gombrich:

i maestri greci andarono alla scuola degli egizi e noi tutti siamo allievi dei greci. Per questo l’arte egizia assume per noi un’importanza incalcolabile.

Da qui inizia l’illustrazione delle diverse opere egizie più rilevanti, partendo ovviamente dal simbolo dell’organizzazione e della potenza di questa popolazione: Le Piramidi.

Menfi e la sua Necropoli

Piramidi di Giza


La forma piramidale perfetta fu adottata dai costruttori egizi perché oltre al culto dei faraoni era praticato anche quello del Sole: gli spigoli della Piramide rappresenterebbero i raggi solari che scendono sulla terra e la Piramide stessa la scala per salire al cielo.

Queste costruzioni sono la prova tangibile della grande potenza dei Re di quel periodo. Ma come ho sottolineato anche negli altri articoli, bisogna sottintendere che l’arte, nei tempi antichi, aveva una funzione prevalentemente pratica.

Infatti secondo le credenze di quel tempo, le Piramidi, innalzandosi verso il cielo, avrebbero aiutato il Re, considerato un essere divino, a risalire tra le divinità da cui proveniva al momento della sua morte. Ma in ogni caso avrebbero permesso al corpo del defunto di sopravvivere molto più a lungo.

Anatomia

Subito dopo l’autore ci illustra la sapiente e immutabile pittura egizia, caratterizzata da una stragrande varietà di simbolismi, racconti, ma anche di linee perfette, anatomie particolari e strane prospettive.

Infatti la spiegazione dell’anatomia del corpo nella pittura egizia mi ha particolarmente colpito (dato il fatto che molte caratteristiche neanche le avevo notate a colpo d’occhio), ad esempio:

Ritratto di Hesire

2778-2723 a.C. ca

Da una porta lignea della tomba di Hesire. Un’esempio perfetto per la spiegazione di questo tipo di illustrazione.

  • La testa, dato che si vedeva meglio di lato, la disegnavano di profilo;
  • L’ occhio si vedeva meglio da davanti e quindi lo dipingevano in piano;
  • La parte superiore del corpo veniva illustrata di fronte per coglierne meglio le dimensioni;
  • I piedi erano difficili da rappresentare e quindi venivano disegnati con entrambi gli alluci in primo piano rivolti verso l’alto, però, così facendo, l’uomo dava l’impressione di avere due piedi sinistri.

Pezzi grossi

Viene sottolineato come il grado di importanza, l’età e lo status sociale che le persone illustrate ricoprivano nella società, erano dei fattori fondamentali da considerare per un artista egizio. Infatti, più grande era la persona raffigurata e più importante era la carica che ricopriva nella società.

Un’esempio perfetto per spiegare graficamente questo concetto è la pittura murale qui sotto:

Pittura murale della tomba di Chnemhotep

1900 a.C.

Come descrive l’autore <<“…Il suo nome, leggiamo, era Chnemothep. Amministratore del deserto orientale, principe di Menat Chufu, amico intimo del re legato alla corte, sovrintendente al culto, sacerdote di Horus e Anubi, capo di tutti i divini segreti e ciò che più colpisce, Maestro di tutte le tuniche...>>

Dalla descrizione possiamo facilmente intuire che l’uomo in questione doveva essere per forza dipinto in modo molto più grande rispetto a qualunque altro soggetto.

In questa particolare pittura, vediamo il personaggio in questione durante una battuta di caccia alla selvaggina (sinistra) e pesca nel fiume Nilo (destra).

Uno stile sconvolgente

Questo stile pittorico è rimasto immutato per circa 3000 anni, fin quando non giunse al potere Amenofi IV.

Il faraone eretico, Amenofi IV

Nei dipinti che egli ordinò non sopravviveva nulla della solenne e rigida dignità dei precedenti faraoni. Si era fatto raffigurare con sua moglie Nefertiti, nell’atto di accarezzare i suoi figli sotto un benefico sole.

Lo stile artistico tradizionale egizio, che fino a quel momento era stato tramandato di generazione in generazione al fine di conservarne le rigide regole, fu completamente sconvolto dalle nuove idee del nuovo faraone.

Infatti, nell’immagine sopra si può vedere come lui viene raffigurato allo stesso livello della moglie Nefertiti, in pose affettuose con i due figli (tra cui il suo successore Tutankhamon). Citando l’autore: “…deve aver scandalizzato il rigido conservatorismo egizio, che l’avrà considerato addirittura scomposto nel suo abbandono.”

Di generazione in generazione

Il suo stile così “umano” non scomparve con la sua morte. Il suo successore, per l’appunto Tutankhamon, continuò a farsi raffigurare in pose simili al padre, quindi molto naturali e umane. Ecco l’esempio più famoso:

Tutankhamon con la moglie


1330 a.C. ca

Sua moglie non è più piccola di lui e gli appoggia graziosamente la mano sulla spalla mentre il dio del sole, rappresentato come un globo d’oro, stende propizio le mani dall’alto.

Con questa ultima spiegazione vi do appuntamento al prossimo articolo! Dall’Egitto ci sposteremo in Grecia, scoprendo ovviamente altri nuovi stili ed opere!

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Pubblicato da Rosa C.

Aspirante restauratrice, amante dell'arte in tutte le sue forme. Studio da autodidatta tutti gli argomenti fondamentali per un futuro approfondimento della materia. Seguimi su Instagram, Facebook, Twitter, e presto anche su YouTube e IGTV!

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