L’età della bellezza

Ho finito di leggere proprio ieri sera i due capitoli inerenti alla storia dell’arte greca del libro “La Storia dell’Arte” di Ernst Gombrich.

Devo dire che la semplicità con cui l’autore spiega l’evoluzione dell’arte nel tempo mi sta affascinando e non poco. Quindi con questo articolo inizierò a farvi un riepilogo della prima parte di questi capitoli.


L’Arte greca traduce per la prima volta tutte le sensazioni e i tormenti dell’animo umano in sculture, pitture e architetture. Tutto ha inizio intorno al VII sec. a.C. in Grecia. Una terra originariamente libera da padroni o re, e rifugio di avveturosi uomini di mare e re-pirati.

A quel tempo, la città che dominava il Mediterraneo era Creta, popolata perlopiù da grandi commercianti che sfruttavano la posizione geografica particolarmente strategica per i loro affari.

Come ci spiega Ernst Gombrich nel suo libro, intorno al 1000 a.C. la Grecia subì le conquiste di diversi popoli provenienti dall’Europa e dall’Asia Minore, distruggendo quindi, con le molte guerre e battaglie, le opere d’arte che ad oggi vengono solamente raccontate dai poemi omerici.

Queste nuove popolazioni non avevano uno stile particolarmente aggraziato, dato che risentiva ancora della rigida arte tradizionale egizia, basti vedere la figura qua sotto:

Vaso del Dipylon

è un’anfora funeraria greca, prototipo dello stile tardo geometrico, ritrovata nella necropoli ateniese del Dipylon e datata al 750 a.C. circa

E’ particolare vedere come la ricerca della semplicità sia continua nelle opere d’arte antiche come in quelle moderne. L’anfora in foto, infatti è un eccellente esempio di questo studio. Forme umane essenziali e dirette con ornamenti geometrici e precisi.


L’autore sposta subito dopo l’attenzione su un’altra immagine che ci invita a studiare nel dettaglio:

Il Pertenone

È il più famoso reperto dell’antica Grecia ed è stato lodato come la migliore realizzazione dell’architettura greca classica. Le sue decorazioni sono considerate alcuni dei più grandi elementi dell’arte greca.

Sicuramente moltissimi di voi avranno riconosciuto al volo questo monumento o hanno avuto la fortuna di vederlo dal vivo almeno una volta.

La descrizione del Partenone da parte di Gombrich mi ha fatto conoscere alcuni nuovi dettagli di questo monumento, tra cui che il suo nome deriva da una delle tribù che conquistarono la Grecia intorno all’anno 1000 a.C.

All’inizio, spiega, che questi templi, che oggi vediamo così imponenti, in origine erano prevalentemente fatti in legno ed erano molto più piccoli. Ospitavano solamente una piccola immagine del dio a cui pregavano le popolazioni di allora.

Solo verso il 600 a.C. i Greci cominciarono a riprodurre queste semplici costruzioni di legno, in pietra. Optarono per una costruzione semplice, ma che non risultasse goffa o pesante, ma anzi doveva essere molto semplice ed armoniosa.

Infatti, le caratteristiche colonne del Partenone sono in stile dorico, cioè leggermente grosse a metà e affusolate verso la cima, dando così la sensazione di tenere il peso del tetto senza schiacciare o compromettere la linea.

Colonna in stile Dorico

Le caratteristiche principali dell’Ordine Dorico sono che la colonna non ha una vera e propria base e appoggia direttamente sullo stilobate. La colonna presenta un fusto che si assottiglia man mano che si sale verso l’alto e ha delle scanalature molto larghe. Il capitello che funge da corona per la colonna è molto semplice ed è costituito da due elementi chiamati (echino) un blocco tronco-conico, e (abaco) che è una lastra quadrangolare.

L’architrave risulta liscio. In esso vi è un fregio costituito da triglifi che sono lastre con tre scanalature verticali alternati a metope, dei riquadri con rilievi scolpiti.

Nelle colonie greche della Sicilia l’ordine Dorico acquista in monumentalità ma perde in raffinatezza per l’uso del calcare al posto del marmo e per la forma più tozza della colonna.

Di seguito un’immagine dettagliata del Partenone in cui si possono notare l’architrave con i triglifi caratterizzati dalle classiche scalanature e con le metope che raccontano con i loro bassorilievi le scene di miti e leggende

Dettaglio del Partenone

Architrave, triglifi e metope

(e in pezzetto di colonna)

Concludendo il discorso sulle prime costruzioni greche, si notano sicuramente molte differenze rispetto alle costruzioni megalomane egizie:

  • Non erano costruite per volere di una persona ma per adorazione di uno o più dei;
  • Le dimensioni erano sicuramente più piccole di quelle egizie, dato che alla fine erano costruzioni fatte da uomini per uomini.

In conclusione, in periodo vi spiegherò le diverse evoluzioni di questa meravigliosa civiltà sotto il punto di vista umano ed artistico, e vedremo soprattutto come questi cambiamenti saranno con il passare del tempo sempre più veloci, sconvolgendo letteralmente il concetto di arte.

Fatemi sapere cosa ne pensate sui commenti! Vi do appuntamento alla prossima settimana con nuovi argomenti e curiosità!

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Buona lettura a tutti!

Pubblicato da Rosa C.

Aspirante restauratrice, amante dell'arte in tutte le sue forme. Studio da autodidatta tutti gli argomenti fondamentali per un futuro approfondimento della materia. Seguimi su Instagram, Facebook, Twitter, e presto anche su YouTube e IGTV!

5 pensieri riguardo “L’età della bellezza

  1. Io vivo al Nord Italia (in Lombardia) ma tutti gli anni vado in vacanza nella zona di Reggio Calabria (area Grecanica e Magna Grecia) in cui ci sono veramente parecchie testimonianze del passaggio della cultura ellenica nel passato. Qui sul mio blog ho scritto un articolo a tal proposito: devi andare in Bel paese > Borghi e paesi > Bova, un paese che parla greco. Poi, ovviamente, aggiungerò sempre più contenuti.

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