I conquistatori del mondo

Il quinto capitolo del libro “La Storia dell’Arte” che ho appena finito di leggere mi ha particolarmente sorpreso dal punto di vista dell’evoluzione dell’attenzione dell’artista verso i dettagli delle sue opere.

L’arte ai tempi dell’Antica Roma non aveva subito grandi cambiamenti o stravolgimenti, anzi il popolo romano ritornò ad apprezzare molto l’arte ellenica. La nobiltà prediligeva possedere le opere dei grandi maestri greci, oppure ordinavano la creazione di copie fedeli per il vanto di possedere bellezze artistiche di particolare pregio.

Ingegneria civile, l’arte romana per eccellenza

I Romani, durante il loro dominio, si concentrarono molto di più sullo sviluppo dell’ingegneria civile, tanto che ancora oggi ci impressioniamo davanti ai loro acquedotti e viadotti, alle loro imponenti ed eterne costruzioni, come il famosissimo Colosseo.

Ernst Gombrich spiega in breve come la struttura di quest’ultimo sia stata funzionale, ma anche come sia stata una costruzione molto influente per gli architetti che vennero poi dopo la costruzione di questo meraviglioso monumento.

Il Colosseo


Chiamato dagli antichi Romani, “Anphitheatrum Flavlum” (Anfiteatro Flavio), il Colosseo è il più famoso e imponente monumento della Roma Antica, nonchè il più grande anfiteatro del mondo.
Il nome è sicuramente legato alle grandi dimensioni dell’edificio ma deriva, soprattutto, dal fatto che nelle vicinanze era presente una statua colossale di Nerone in bronzo.

Nel 1990, il Colosseo, insieme a tutto il Centro storico di Roma, le Zone extraterritoriali del Vaticano in Italia e la Basilica di San Paolo fuori le mura, è stato inserito nella lista dei Patrimoni dell’umanità dall’UNESCO, mentre nel luglio del 2007 è stato inserito fra le Nuove sette meraviglie del mondo.

La curiosità che ormai mi è rimasta in mente è la seguente: ogni ordine visibile esternamente al Colosseo è composto da colonne dei tre stili principali greci. Il primo ordine in basso è sorretto da colonne in stile dorico (con tanto di metope e triglifi come nei templi greci), il secondo ordine da colonne in stile ionico ed il terzo ed il quarto in stile corinzio.


Un’altro monumento molto influente sparso in diverse parti del mondo (Italia, Francia, Africa settentrionale, Asia) è l’Arco di Trionfo che, per l’appunto, è il monumento per eccellenza a rappresentare la potenza e la forza dell’impero romano.

L’Arco di Trionfo


La struttura si compone di un arco centrale coperto a volta, chiamato fornice, delimitato da pilastri laterali (piedritti) poggianti su alti plinti che sorreggono un elemento superiore orizzontale, l’attico in cui si trova l’iscrizione (o epigrafe) dedicatoria. A una quota intermedia, la trabeazione è ornata da un fregio continuo. Sopra l’attico, a completamento della decorazione, si trovano alcune statue onorarie come quadrighe, trofei, sculture allegoriche in marmo o bronzo che sono andate disperse, fuse o riutilizzate altrove


Archi

La novità più importante dell’architettura romana fu l’impiego degli archi in quasi tutte le costruzioni da loro realizzate. L’arco è stato in primis inventato dai greci, ma è stato usato molto poco nella loro architettura data anche la difficoltà della sua costruzione. I romani al contrario cercarono di perfezionare sempre di più la loro tecnica fino a possedere una maestria tale da riuscire ad applicare questo tipo di costruzione in ogni loro progetto.

La più mirabile tra le costruzioni ad arco è di sicuro il Pantheon, o Tempio di tutti gli dèi che ancora oggi è il solo tempio adibito al culto.

Pantheon


Il Pantheon rappresenta, da più di duemila anni, l’espressione massima della gloria di Roma. La sua storia si lega in maniera indissolubile allo sviluppo della città eterna di cui è immagine nei secoli. Il Pantheon fu ispirazione dei più grandi architetti del Rinascimento, tanto che Raffaello volle farne il luogo del proprio riposo eterno.


Questo famosissimo monumento ha una sola “finestra”, l’apertura circolare attraverso la quale si può scorgere il cielo e dalla quale il locale interno riceve luce adeguata e sufficiente. Ernst Gombrich commenta così la sua impressione davanti a questa particolare cupola:

Conosco poche costruzioni che comunichino un’impressione di così serena armonia. Non si avverte alcun senso di peso: l’enorme cupola pare librarsi libera come una seconda cupola celeste.

Ritratti somiglianti

I romani attinsero molte tecniche e competenze dal popolo greco per poi adattarle alle loro varie necessità, non solo in campo architetturale ma anche in altri campi.

I ritratti somiglianti erano una delle esigenze principali per i romani, dato che avevano la funzione di far sopravvivere la memoria del personaggio in eterno attraverso la scultura di statue o busti in pietra che rappresentavano il corpo o il viso del defunto in ogni sua particolarità.

Infatti la caratteristica più particolare dei ritratti romani era che agli artisti era permesso di raffigurare il defunto, anch’esso fosse stato l’imperatore, in ogni suo più piccolo particolare, e includendone quindi anche tutti i difetti.

Gli artisti in quel tempo seppero essere verosimili senza cadere nella banalità, come possiamo notare nei seguenti busti di famosi imperatori romani:

Battaglie e vittorie

Un’altro compito che gli artisti si videro affidare dai romani fu il raccontare nel dettaglio le vicende più importanti della vita di un imperatore o di un condottiero attravero sculture o bassorilievi. Uno degli esempi più importanti lo troviamo a Roma, in cui Traiano fece erigere una stele che racconta le sue battaglie e le sue vittorie in Dacia.

Tutta l’abilità e le conquiste di secoli di arte, tecniche scultoree vennero messe a frutto per riuscire a raccontare nei minimi dettagli questi episodi di cronaca bellica.

L’arte romana aveva un fine particolare: imprimere nella fantasia delle persone le gesta delle campagne belliche e la crescente potenza dell’impero romano.

Da questo possiamo ben capire come ormai l’obiettivo principale dell’arte non era più l’armonia, la bellezza e l’espressione dei drammi dell’animo umano come nell’arte greca, ma piuttosto mutò in essenziale praticità.

Da Roma all’India

Con il passare dei secoli e con l’avanzare dell’espansione dell’impero romano, molti popoli vennero influenzati dal linguaggio e dalle tecniche artistiche greche e romane.

Ernst Gombrich spiega come addirittura in India un gruppo di artisti applicarono le tecniche greche e romane per raccontrare la più famosa storia di conquista pacifica, la storia di Budda.

L’arte indiana fiorì molto prima dell’influenza ellenica e romana, ma è quando ci fu questo contatto tra le diverse arti, che Budda fu rappresentato in rilievo nella regione del Gautama nell’episodio La Grande Rinuncia.

Budda – La Grande Rinuncia


Partenza del Gautama (Budda), II sec. d.C. ca (rinvenuto a Loriyan Tangai, odierno Pakistan, antico Gandhara)


In questo bassorilievo vediamo come Budda lascia la casa dei genitori per ritirarsi in solitudine nel suo destriero. Si narra che gli dèi resero rilenziosi i passi e il nitrito del destriero per non svegliare la popolazione alla sua partenza. Il suo destino era diventare colui che avrebbe salvato il mondo degli dèi e degli uomini e nessuno avrebbe dovuto fermarlo.

Dall’India alla Giudea

Un’altra religione imparò la raffigurazione delle storie sacre per istruire i fedeli, e cioè quella ebraica.

Tre uomini nella fornace ardente

III secolo d.C.

Da questo dipinto si notano le influenze dell’arte ellenica, data la capacità dell’artista nel rappresentare facilmente delle figure umane con pochi gesti di pennello.

Esso rappresenta un racconto tratto dalla Bibbia che parla di tre funzionari ebrei che si rifiutarono di adorare la figura del primo re egiziano Nabucodonosor rappresentata da una statua eretta nella provincia di Babilonia.

Dopo questo inaccettabile rifiuto, per ordine del re, furono gettati nel fuoco ardente vivi, ma nessuno di loro, grazie al miracoloso aiuto di Dio, riportò nessun danno, sopravvivendo così ad una delle pene più violente esistenti.

Guardando la semplice estetica delle tre figure, notiano che l’arte di quel tempo stava prendendo una strada diversa rispetto a quella intrapresa dalla classica arte greca. L’artista cercava di comunicare le emozioni e le sensazioni di una determinata scena cercando di comprendere nella sua opera solamente lo streto necessario. La bellezza terrena non era più l’obiettivo principale, piuttosto l’artista spostava la sua attenzione verso altri interessi.

Questo mutamento diede inizio alla decadenza dell’arte classica greca. Gli artisti non avevano più la pazienza di lavorare per tempi lunghi su un’opera d’arte, impiegavano oramai metodi più rozzi ed immediati.

Tutto questo è dato soprattutto dal tumulto delle diverse guerre e battaglie vissute anche dagli artisti di quel tempo, dal fatto che ormai non erano più soddisfatti del mero virtuosismo del periodo ellenistico e tentavano quindi di aggiungere sempre nuovi effetti.

Il cristianesimo stava trionfando e i popoli antichi lo stavano ormai accogliendo, dando così fine a quello che era statto fino a quel momento il mondo antico.

Vi do appuntamento alla prossima settimana con nuovi argomenti e curiosità!

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Buona lettura a tutti!

Pubblicato da Rosa C.

Aspirante restauratrice, amante dell'arte in tutte le sue forme. Studio da autodidatta tutti gli argomenti fondamentali per un futuro approfondimento della materia. Seguimi su Instagram, Facebook, Twitter, e presto anche su YouTube e IGTV!

2 pensieri riguardo “I conquistatori del mondo

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